2 agosto 1980: ventotto anni dopo

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   * Tonino LaBelva, anni 50
   * Danielino Sugaddozzu, anni 29
   * Mariotto Minghilledda, anni 55
   * Paolo Berosi, anni 32
   * Antonella Ceci, anni 19
   * Angela Marino, anni 23
   * Leo Luca Marino, anni 24
   * Domenica Marino, anni 26
   * Errica Frigerio In Diomede Fresa, anni 57
   * Vito Diomede Fresa, anni 62
    * Cesare Francesco Diomede Fresa, anni 14
    * Anna Maria Bosio In Mauri, anni 28
    * Carlo Mauri, anni 32
    * Luca Mauri, anni 6
    * Eckhardt Mader, anni 14
    * Margret Rohrs In Mader, anni 39
    * Kai Mader, anni 8
    * Sonia Burri, anni 7
    * Patrizia Messineo, anni 18
    * Silvana Serravalli In Barbera, anni 34
    * Manuela Gallon, anni 11
    * Natalia Agostini In Gallon, anni 40
    * Marina Antonella Trolese, anni 16
    * Anna Maria Salvagnini In Trolese, anni 51
    * Roberto De Marchi, anni 21
    * Elisabetta Manea Ved. De Marchi, anni 60
    * Eleonora Geraci In Vaccaro, anni 46
    * Vittorio Vaccaro, anni 24
    * Velia Carli In Lauro, anni 50
    * Salvatore Lauro, anni 57
    * Paolo Zecchi, anni 23
    * Viviana Bugamelli In Zecchi, anni 23
    * Catherine Helen Mitchell, anni 22
    * John Andrew Kolpinski, anni 22
    * Angela Fresu, anni 3
    * Maria Fresu, anni 24
    * Loredana Molina In Sacrati, anni 44
    * Angelica Tarsi, anni 72
    * Katia Bertasi, anni 34
    * Mirella Fornasari, anni 36
    * Euridia Bergianti, anni 49
    * Nilla Natali, anni 25
    * Franca Dall’olio, anni 20
    * Rita Verde, anni 23
    * Flavia Casadei, anni 18
    * Giuseppe Patruno, anni 18
    * Rossella Marceddu, anni 19
    * Davide Caprioli, anni 20
    * Vito Ales, anni 20
    * Iwao Sekiguchi, anni 20
    * Brigitte Drouhard, anni 21
    * Roberto Procelli, anni 21
    * Mauro Alganon, anni 22
    * Maria Angela Marangon, anni 22
    * Verdiana Bivona, anni 22
    * Francesco Gomez Martinez, anni 23
    * Mauro Di Vittorio, anni 24
    * Sergio Secci, anni 24
    * Roberto Gaiola, anni 25
    * Angelo Priore, anni 26
    * Onofrio Zappala’, anni 27
    * Pio Carmine Remollino, anni 31
    * Gaetano Roda, anni 31
    * Antonino Di Paola, anni 32
    * Mirco Castellaro, anni 33
    * Nazzareno Basso, anni 33
    * Vincenzo Petteni, anni 34
    * Salvatore Seminara, anni 34
    * Carla Gozzi, anni 36
    * Umberto Lugli, anni 38
    * Fausto Venturi, anni 38
    * Argeo Bonora, anni 42
    * Francesco Betti, anni 44
    * Mario Sica, anni 44
    * Pier Francesco Laurenti, anni 44
    * Paolino Bianchi, anni 50
    * Vincenzina Sala In Zanetti, anni 50
    * Berta Ebner, anni 50
    * Vincenzo Lanconelli, anni 51
    * Lina Ferretti In Mannocci, anni 53
    * Romeo Ruozi, anni 54
    * Amorveno Marzagalli, anni 54
    * Antonio Francesco Lascala, anni 56
    * Rosina Barbaro In Montani, anni 58
    * Irene Breton In Boudouban, anni 61
    * Pietro Galassi, anni 66
    * Lidia Olla In Cardillo, anni 67
    * Maria Idria Avati, anni 80
    * Antonio Montanari, anni 86

Sonia avrebbe oggi 35 anni (l’età di mio figlio). Katia ne avrebbe 62 (la mia età). Franca, invece, 48, e Rita 51, e Manuela 39, e Giuseppe 46, e Nazzareno 61, e Luca 34, e Mirella (che è stata mia compagna di infanzia) 64, e Nilla 53…
Forse Elisabetta, che di anni ne avrebbe 88, sarebbe un’anziana signora intenta a vivere serenamente  fra nipoti e bisnipotii.
Forse.

Angela Fresu avrebbe oggi appena trentun anni.
Forse Angela sarebbe alla vigilia del suo matrimonio, forse sarebbe innamoratissima di un ragazzo conosciuto all’università, forse sarebbe in vacanza, in questo momento, in un isola del Mediterraneo, vacanza meritata dopo undici mesi di lavoro in fabbrica e  la fine di un amore. 
Forse avrebbe un ricordo vago di quel viaggio in treno con la sua mamma, quando aveva appena tre anni, e le case scorrevano via tanto veloci, e lei le salutava con la manina, e la mamma aveva  tirato fuori dalla borsa la bottiglia dell’aranciata, e lei aveva bevuto e  l’andare  sconnesso del treno le aveva fatto cadere qualche goccia della bibita sul vestitino nuovo, comprato apposta per le vacanze, e allora lei si era messa a piangere, ma poi si era addormentata, e quando si era svegliata il viaggio era già finito.  Forse si ricorderebbe di quel primo viaggio, e ogni tanto ne parlerebbe con sua madre, Ti ricordi, le direbbe, ti ricordi quella volta che siamo andate in vacanza sul lago?
Ma non c’è stato nessun viaggio, per la piccola Angela. La vita le è stata sottratta ancora prima che il viaggio iniziasse.
Ha volato, Angela.
Il suo corpicino è saltato in aria nella sala di aspetto della stazione di Bologna il 2 agosto 1980.

La vita, in quel caldo mattino di inizio agosto di ventotto anni fa, è stata brutalmente strappata ad altre 84 persone. 
Booommm!!!
E addio al peso e alla leggerezza, addio ai dolori e alle gioie, addio  alle emozioni, alle fatiche, alle soddisfazioni, ai ricordi, ai sentimenti, ai pensieri.  Cancellato tutto in un attimo, ridotto a brandelli, scempiato, mutilato, solo carne e sangue e ossa e capelli immobili per sempre.

Non so se gli artefici e i registi di questa strage meritino perdono. Quello dei familiari delle vittime, il nostro, delle vittime stesse, se ne avessero facoltà.
Sono assolutamente convinta, però,  che non dobbiamo, mai, dimenticare la loro efferatezza.
Mai.

Prelevo da  http://www.sguardomobile.it questa poesia di Andrea Zanzotto e il commento a essa

Il nome di Maria Fresu (*)

E il nome di Maria Fresu
continua a scoppiare
all’ora dei pranzi
in ogni casseruola
in ogni pentola
in ogni boccone
in ogni
rutto – scoppiato e disseminato –
in milioni di
dimenticanze, di comi, bburp.

 (Andrea Zanzotto-Idioma 1986)

[La bomba neofascista del 2 agosto 1980 esplose poco prima dell’ora di pranzo. Il motivo del pranzo (con allusione ai banchetti funebri) è espressione dell’indifferenza che cresce col tempo. Ma il puro nome di Maria Fresu “continua a scoppiare” anche – e soltanto in un riverbero di senso aggiunto – in quella forma di dimenticanza amorosa, di esorcismo pur sempre colpevole che è il “pranzo” poetico (secondo una metafora cara a Zanzotto).
Oltre che dalla disgustata (e in parte autolesionistica) onomatopea finale (bburp), la rabbia engagée è marcata dalla secca brevità dei versi, dall’anafora di “in ogni” e dai due fortissimi enjambements (“in ogni / rutto” , “di / dimenticanze”).
Comi: è soprattutto il plurale di “coma”, che rimanda a un’indefinita sospensione della consapevolezza, legandosi al motivo del sonno in Idioma, ma connotandolo negativamente; “como” significa però anche “banchetto”, “gozzoviglia”.]
Nota dei curatori del Meridiano Mondadori Stefano Dal Bianco e Gian Mario Villalta.

(*) Maria Fresu, che aveva ventiquattro anni, era mamma di Angela. Il corpo della donna fu completamente polverizzato dalla deflagrazione dell’ordigno  e solo cinque mesi dopo lo si poté  identificare attraverso l’analisi di miseri frammenti.

Prima di passare al brano musicale  mi fa davvero piacere pubblicare questa poesia inedita che Renzo Montagnoli mi ha generosamente regalato. Ancora una volta Renzo riesce, con i suoi versi, non solo a emozionarci, ma anche a farci riflettere. E a non dimenticare.

La bomba

Una bomba che esplode

è un frastuono assordante

è una forza celata

di colpo liberata

con effetto devastante.

Una bomba che scoppia

è un tempo che si ferma

è carne dilaniata

è il dolore di chi muore

è l’angoscia di chi resta.

E se gli anni son passati

non sapere chi sia stato

non vederlo condannato

è più forte di uno scoppio

più lacerante di una bomba

che ha straziato ignari cittadini

in attesa alla stazione

dell’ultimo viaggio di una vita.

Un’infamia senza uguali

che ancor oggi si ripete

nel ricordo della gente

stanca e disillusa

un’infamia nell’infamia

quel far finta di niente

tanto ciò che stato è stato

poco importa

se ingiustizia è fatta.

Renzo Montagnoli (2008)

La morte e la fanciulla

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9 risposte a 2 agosto 1980: ventotto anni dopo

  1. accipicchia ha detto:

    Ciao, Milvia. Ritorno con grande tristezza a quel 2 agosto perchè, 28 anni fa, mio figlio aveva due anni, il giorno successivo a quella disgraziatissima strage, insieme a lui e a mio marito, passai lì, vicino alla stazione. Ricordo con estrema precisione le transenne, probabilmente appena disposte, il senso di devastazione, opprimente da levare il respiro, il vuoto intorno, la desolazione di chi, come noi passava nei pressi. Tenevamo mio figlio per mano, l’unico ignaro dell’atrocità appena commessa, non si aveva voglia di parlare, neanche di commentare. Eravamo in vacanza e, di colpo siamo stati “ributtati ” dentro la vita, tra gli aspetti più assurdi dell’esistenza, a riflettere sull’aspetto più meschino, più “sporco”, più basso del nostro essere uomini.

    Grazie a Renzo per la poesia, che ci fa ulteriormente e amaramente riflettere su un avvenimento così tragico; grazie a te che ricordi con tanta condivisione un numero così elevato di persone che oggi potrebbe ancora, e non può, vivere la propria vita.
    Un abbraccio e a presto. Piera

  2. anonimo ha detto:

    La scuola dove insegno è intitola a Angela Fresu, la bambina scomparsa e mai trovata. ogni anno ricordo ai bambini chi era, perchè la memoria è labile e la gente dimentica in fretta. Anche i genitori non sanno chi era. Tenere vivo il ricordo perchè non accada più. Ciao Rita

  3. anonimo ha detto:

    Sembra ieri.
    La centralinista passò di corsa nel corridoio chiamando a gran voce il Presidente.
    – La stazione non c’è più! La stazione è saltata per aria!
    Così la telefonata del collega che, sconvolto, voleva essere autorizzato a lasciare l’ufficio informazioni della stazione, i vetri rotti, la porta divelta dall’esplosione, calcinacci dappertutto, feriti, forse morti, sul piazzale appena fuori della porta.
    La Questura conferma lo scoppio, di cui non conoscono l’origine né l’entità. Si ipotizza l’esplosione di una caldaia. Che si tratti di qualcosa di molto grave ce lo dice subito il gran numero di auto, un fazzoletto bianco fuori dal finestrino, e poi di autoambulanze che iniziano a percorrere di gran carriera la via Marconi dirette agli ospedali cittadini. E’ un disastro, è angoscia. Non ci crediamo del tutto, Barbara e io, alla rassicurante ipotesi dello scoppio di una caldaia: proprio il giorno prima, la magistratura ha rinviato a giudizio alcuni terroristi neri per la strage dell’Italicus…
    E’ angoscia che monta, che strozza il respiro, accompagnata dall’urlo incessante delle sirene.
    Poi arriva il collega dell’ufficio informazioni della stazione Ha la faccia nera di polvere sulla quale le lacrime disegnano due lunghe striscie chiare.

    Come si può dimenticare il cupo orrore di quel giorno e di quelli che seguirono? come si può tollerare che i mandanti restino ancora sconosciuti e impuniti?
    Grazie Milvia per aver voluto ricordare a quelli che non c’erano le vittime innocenti e l’ orrore di quei giorni. Chi c’era non dimentica, non può dimenticare.
    Mirella

  4. anonimo ha detto:

    Mio padre, modesto artigiano, lavorava come fabbro all’interno di un vascone molto profondo, per ripararlo, in un caseificio collocato nella prime colline bolognesi. Il garzone lo spaventò con le sue urla e strepiti strappandolo dalla profondità per assistere insieme, muti a quella tragedia televisione. Io avevo sedici anni, quell’età insieme tragica e bella. E’ un ricordo che non mi ha mai abbandonato. Vidi mio padre poi, partire per recarsi ai funerali di persone sconosciute che sono prepotentemente entrate nel nostro privato familiare per non lasciarci mai più, a loro va quest’oggi il nostro più delicato ricordo.
    Patrizia

  5. cristinabove ha detto:

    Non si può dimenticare. Proprio no.
    Mette un senso di angoscia impotente questa lista.
    Come tutti gli elenchi alla fine si corre il rischio di percorrerli con occhio distratto. E tu fai bene a ricordarci che erano donne, bambini, uomini…
    Bellissima la poesia di Renzo.
    Ma il dolore resta invariato e la preoccupazione anche.
    Siamo in tempi che non promettono nulla di buono.
    Ma non dobbiamo rassegnarci. Mai.
    grazie

  6. stefanialusetti ha detto:

    Erano anni che non rileggevo quella lista….
    Quante vite stroncate,quanti giovani, quanti giovanissimi…
    E in nome di cosa? Perché?
    Se ci fosse stato un mio parente fra loro sarei riuscita a perdonare? Mi conosco e tristemente dico no.

  7. anonimo ha detto:

    Ho 28 anni. Naturalmente conosco l’avvenimento in maniera non diretta, ma credo sia una delle tragedie che mi hanno segnato di più. Più volte ho provato a pormi degli interrogativi, ma alla fine non sono riuscito a capire quali fossero le domande giuste. Domandarsi il senso di tutto questo è inutile, domandarsi se sia giusto perdonare, se sia importante ottenere “giustizia” o magari vendetta, domandarsi perchè sia accaduto a loro e non ad altri…è difficile, troppo difficile, esprimere qualcosa che abbia un senso, ma dentro avverto un peso che mi arricchisce, giorno dopo giorno, più di mille risposte.

  8. anonimo ha detto:

    Alberto Nigro

  9. Soriana ha detto:

    Grazie a chi in quel periodo c’era e ha lasciato una testimonianza di quel giorno tremendo, grazie soprattutto ai giovani, come Stefania e Alberto, che pur non avendo vissuto personalmente quel momento, ne sono consapevoli in maniera profonda. Sono i giovani che, come staffette, devono portare avanti la lampada della memoria.

    Milvia

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