Vi ricordate i Remigini?

P1030332La foto è sciupata dal tempo… Io sono quella con le treccine, su in alto. Forse in quarta elementare. La punta di quelle treccine mi andava sempre a finire dentro il calamaio del mio compagno che stava dietro al mio banco…

E’ il primo ottobre, oggi. E come accade ogni anno mi viene in mente che un tempo (fino al 1976, mi sembra) il 1’ ottobre era il giorno di inizio dell’anno scolastico. 
1’ ottobre: San Remigio. Ecco perché i bimbi di prima elementare, forse solo in Lombardia,  credo, venivano detti remigini.
Io fui una remigina nel lontano ottobre del 1952.  “Fui”… che strano effetto che mi fa questa declinazione (va bene declinazione?) del verbo essere… Come una lapide, una lapide mortuaria, mi sembra. Ma tant’è: io fui una remigina tanto, tanto tempo fa.
La mia prima scuola fu, no, meglio era, una vecchia caserma dai muri rossi, parzialmente diroccata e senza dubbio instabile. Quando c’era maltempo, un vento sostenuto, o piogge abbondanti, ci facevano stare a casa, per paura di un crollo. In quell’edificio ho trascorso il primo anno delle elementari, in un aula dove una vecchia stufa Becchi non riusciva a tenere fuori il gelo dell’inverno, e dovevamo fare lezione con i cappotti addosso.  La maestra no, lei non ricordo mettesse il cappotto. Aveva un grembiule nero, di satin lucido, che si stringeva sul petto abbondante. Si chiamava Bugo, Carmen Bugo.  Non era giovane, infatti stemmo con lei fino alla quarta, poi in quinta ci fu una difficile convivenza con il maestro Giunta, cattivissimo, che sbatteva una contro l’altra le teste dei maschi, e a noi femmine riservava insulti  sarcastici e dispetti vari.
Il mio primo giorno di scuola fu penoso, mi sembra di ricordare. Non avevo frequentato la scuola materna e non sapevo fare niente. La maestra ci disse di tirar fuori dalla cartella il quaderno a quadretti e la matita e di fare dei puntini nell’angolo di ogni quadretto. Semplice, vero? Eppure per me fu un’impresa ardua, molto ardua: i puntini non ne volevano sapere di starsene nel posto giusto, e si spostavano al centro del quadretto, o di lato. Alla fine la pagina era più simile a quelle tavole della Settimana Enigmistica, dove si invita il lettore a congiungere i puntini per formare un’immagine… Non credo che mia mamma sia stata molto contenta, quando le mostrai (certo non orgogliosamente) la mia prima fatica letteraria (se così si può chiamare).
Poi le cose cambiarono rapidamente. Insomma, per tutte le elementari, alla fine dell’anno scolastico, saltava fuori che avevo meritato il primo premio, e me ne tornavo a casa con una medaglia in simil oro e un diplomuccio che asseriva che io… bla bla bla. 
Abitudine, questa dei premi, per fortuna in disuso, oggi, nella scuola: se ci penso ora credo che fosse un’abitudine odiosa e non pedagogicamente corretta.
In seconda avemmo una scuola nuova di zecca. Un edificio tutto bianco, pulito, solido. Che non temeva le intemperie, e i cappotti rimanevano per le quattro ore di lezione appesi agli attaccapanni.
A scuola, fin dalla prima, ci andavo a piedi: era nella stessa strada di casa mia, in via Canonica, alla Croce di Casalecchio. Il traffico su quella strada era scarso, e poi, giustamente, i genitori di allora non era super protettivi come quelli di oggi, che al figlio non gli lasciano fare, a piedi, neppure un passettino.
C’è una canzone del 1955, del Quartetto Cetra, intitolata Il primo giorno di scuola: speravo di trovarla in you tube, ma non c’è. Ho in mente solo, a parte la musica che ricordo bene, le prime parole, che dicevano così: Il primo giorno di scuola, ti mancherà la parola…
E forse fu proprio così: il primo giorno di scuola mi mancò la parola: non fui capace di ordinare a quei puntini indisciplinati di stare al loro posto.
Volevo riportare un brano che ho scritto tre anni fa, quando ho riordinato, per trasferirmici, la casa da cui ora vi scrivo. Un ricordo di scuola, appunto.  Ma il post è già troppo lungo. Un’altra volta, magari.

Prima di lasciarvi con un video appropriato ( poteva forse mancare, in un post che parla di primi giorni di scuola che si perdono nell’antichità, un referimento a quel libro?)  volevo invitarvi a partecipare alla discussione sulla scuola che si sta svolgendo nel sempre bellissimo, interessante e vivace sito curato da Massimo Maugeri:  Letteratitudine. Entrate QUI , leggete e commentate.
E se poi volete parlare del vostro primo giorno di scuola anche con me…. sarebbe proprio piacevole.

Pagine di "Cuore"

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5 risposte a Vi ricordate i Remigini?

  1. RenzoMontagnoli ha detto:

    Comunicato del 2 ottobre 2009[..] L’aggiornamento di Arteinsieme. Il profumo di ottobre e dell’autunno dalla Giornalista curiosa. Ricordi scolastici. [..]

  2. accipicchia ha detto:

    Carissima, ieri le nostre menti si son date appuntamento. Anch’io ho scritto alcune cose, frammenti di ricordi legati al mio primo ottobre scolastico. Mi sono svegliata presto e i pensieri hanno incominciato a formare dei mulinelli sempre più veloci ed incapaci di pause. Allora ho preso il primo foglio a portata di mano e…ho scritto a ruota libera. Senza ordine, pensavo, mentre mettevo giù, poi mi sono resa conto che il discorso non era in fondo così sconnesso.
    Bellissimi questi tuoi ricordi, i riferimenti ai maestri, i giudizi giusti dei bambini che osservano con attenzione i comportamenti dei “grandi”. Bella la fotografia, “vissuta”.
    Un abbraccio. Piera

  3. anonimo ha detto:

    E brave Milvia e Piera, anch’io ho scritto qualcosa sul mio primo giorno di scuola (1 ottobre 1954). Devo trovarlo, così mi unisco a voi nel ricordare quel giorno. Baci.
    Raffaela

  4. Soriana ha detto:

    @Piera: Bella questa cosa che le menti si danno appuntamento… Sarebbe interessante che i tuoi appunti scolastici li riportassi in un tuo post. Buona domenica e un abbraccio.
    Milvia

  5. Soriana ha detto:

    @Raffaela: Due amiche sarde… Mi piace, mi piace proprio questo incontro… Raffaela , se vuoi, mi farebbe piacere leggere i tuoi ricordi di scuola.
    Ti abbraccio, cara, salutami tutti.

    Milvia

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