Free Burma

dead(http://mizzima.com/)

da http://www.agi.it/estero/
Nella ex Birmania, insanguinata dalla repressione delle manifestazioni di protesta ordinata dalla giunta militare, regna grande incertezza sul numero effettivo delle vittime ma dal Paese iniziano a filtrare le prime indiscrezioni. Il britannico ‘Daily Mail’ ha scritto oggi di "migliaia di morti" e dei corpi di centinaia di monaci nascosti nella giungla. Il tabloid britannico ha citato come fonte Hia Win, un ex membro dell’intelligence rifugiatosi in Thailandia dopo essersi rifiutato di partecipare al massacro del religiosi buddisti.
  Un diplomatico svedese ha raccontato che "40 monaci detenuti nella prigione di Insein sono stati picchiati a morte e i loro corpi bruciati". A conferma di questa notizia il sito web Mizzima.com gestito dall’opposizione ha mostrato la foto del corpo senza vita di un monaco con segni di tortura.
  Il sito web della Bbc ha invece svelato che la giunta per prevenire ulteriori problemi dai monaci che hanno guidato la rivolta ha deciso di spostare in prigioni isolate nel nord del Paese i circa 4.000 religiosi arrestati nei giorni scorsi. Al momento sono tenuti sotto custodia in stadi e istituti tecnici in disuso a Rangoon.
  Da Stoccolma e Copenaghen intanto giunge la notizia che alle testate svedesi e danesi le autorità birmane hanno consigliato di ritirare i loro giornalisti dal Paese per la loro stessa incolumità. Il tabloid svedese ‘Expressen’ e la tv ‘TV4’ così come il danese ‘Politiken’ hanno denunciato di essere stati contatti da un uomo che ha dichiarato di parlare a nome della polizia birmana. Questi ha offerto ai loro reporter "un passaggio sicuro per tornare a casa", perchè ha spiegato che la polizia "non è più in grado di garantire la loro sicurezza".
  Il regime che ha ripetutamente bloccato i collegamenti internet con l’esterno ha già operato una stretta sull’informazione. La scorsa settimana nel corso delle operazioni contro i manifestanti per le strade dell’ex capitale Rangoon venne ucciso un giornalista giapponese e la polizia fece irruzione in un albergo del centro alla ricerca dei giornalisti entrati nel Paese con un visto turistico.(AGI) – Londra, 1 ott. – (AGI)

E allora, dopo aver letto tutto questo, mi chiedo se serva davvero qualcosa mettere nei blog la fascetta “free Burma”, o istituire un Free Burma day, il prossimo 4 ottobre in cui i blogger (di tutto il mondo?) si dovrebbero impegnare a pubblicare un post sulla attuale situazione in Myanmar e a inserire un banner che la rappresenti. Stando comodamente seduti a una scrivania, appuntando simboli qua e là, cercando nel web, girando nel mondo senza in realtà muovere un passo. Me lo chiedo in un attimo di frustrazione, perché mi sento impotente davanti alla tragedia, perché penso che tutti noi siamo impotenti. Mi chiedo anche dove siano finiti tutti i grandi movimenti pacifisti. Quelli che avevano gridato, con le loro bandiere e le loro marce "no war!", prima della guerra in Iraq. Che poi, anche quelle manifestazioni che cosa hanno ottenuto, se non l’emozione di un giorno per coloro che, come me, vi hanno aderito?… Forse che la guerra non è scoppiata?
E’ un senso di grande impotenza che mi fa pensare e scrivere ora queste cose. E’ la constatazione che, nonostante in questi giorni l’ex Birmania sia presente come notizia principale su tutti i media, la situazione si sta facendo sempre più spaventosamente uguale a quella del 1988, quando migliaia di persone furono uccise e diecimila studenti trovarono rifugio all’estero. Impotenza, frustrazione, rabbia.
Ma devo scrollarmi di dosso il senso di frustrazione che mi opprime. Perché anche se non servirà a cambiare le cose, anche se il sangue continuerà a scorrere, continuare a parlarne, a fare piccoli gesti come mettere una fascetta, inserire una foto, scrivere quel Free Burma, servirà forse a trasmettere un messaggio di solidarietà a quei monaci, a quella popolazione che sta combattendo in nome di un valore che è un diritto inalienabile: la libertà.
E credo che, anche se Internet in Birmania è stata oscurata, in qualche modo loro verranno a saperlo che non sono dimenticati.
Ecco quindi qualche indicazione qui sotto, per aderire a questo movimento “Free Burma”, nato dalla tecnologia, ma che può diventare simile a un grande cuore pulsante. Che forse, se non cambiamenti, può apportare conforto.

http://www.dariosalvelli.com/

Inoltre, per chi volesse inserire la fascetta ” FREE BURMA ” questo è il codice, prelevabile con un copia-incolla:

<div style=”float: left; position: absolute; left: 0px; top: 0px; z-index: 1″>
<a href=”http://blogosfere.it/2007/09/blogosfere-lancia-la-campagna-free-burma.html&rdquo; mce_href=”http://blogosfere.it/2007/09/blogosfere-lancia-la-campagna-free-burma.html&rdquo; target=”_blank”>
<img src=”http://shared.blogosfere.it/campagne/free_burma/striscione_fb_small.gif&rdquo; mce_src=”http://shared.blogosfere.it/campagne/free_burma/striscione_fb_small.gif&rdquo; border=”0″></a> </div>

E qui: http://imagesofme.splinder.com/post/14069607/Myanmar+%28Birmania%29 un immagine, che rende superflua ogni parola.

Poi, per favore, entrate anche qui:
http://emergencypistoia.splinder.com/post/14082697
Perché, purtroppo, ci sono anche altre tragedie, nel mondo. E’ per fortuna, c’ è anche chi cerca di porvi rimedio.

Ci tenevo a scrivere tutto questo.
Di Salerno, delle mie effimere vicende, parlerò domani sera. Non sono quelle le cose importanti.

Il brano di questa sera è Walk on degli U2: è dedicato a Aung San Suo Kyi, (premio Nobel per la pace 1991), leader dell’opposizione democratica birmana.
Il solo possesso o importazione del disco che lo contiene in Birmania comporta da 3 a 10 anni di detenzione.

http://www.youtube.com/watch?v=UJ6IerTeD7M

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4 risposte a Free Burma

  1. EmergencyPT ha detto:

    Grazie per il tuo sostegno e per le commoventi parole che hai speso per Emergency e per la Birmania.
    Il tuo stato d’animo credo sia quotidianamente condiviso da tanti, perché numerose sono le situazioni in cui lo sconforto, la frustrazione, il senso di impotenza, sembrano avere la meglio sulla speranza e sull’importanza di certi valori. Io mi faccio aiutare dalle persone vicine, dagli amici (sia quelli in carne e ossa, sia quelli dei blog) e loro, spesso inconsapevolmente, mi ricaricano, dandomi nuova energia e voglia di fare. Se si arrendono persone come te, allora sì che finiamo male! Forse, questo straccetto rosso che ho al polso, è troppo sottile per cambiare il mondo, e probabilmente le cose che scrivo sul mio blog non le leggerà mai nessun monaco: forse. Ma, non facendo alcuna di queste o di altre cose, non cambierà nulla sicuramente. Quindi, continuiamo a farci alimentare dalla speranza, anche di fronte a ostacoli apparentemente enormi.
    Un grande, grandissimo abbraccio.

  2. biancabalena ha detto:

    Lo sento anch’io questo nodo allo stomaco, questa rabbia, questo sconforto. E se ci sono veramente “ministri di un dio” sulla terra, sono quelli che il potere massacra, sempre.
    Mentre noi ci teniamo chi con il potere banchetta…
    Non ho scritto nemmeno un post sulla Birmania, non ce la faccio. Come se i luoghi comuni saltassero fuori ammiccando ogni volta che ci provo. Però leggo i tuoi e mi ci specchio.
    un abbraccio
    sabrina

  3. patrizius ha detto:

    In questo caso perseverare “humano est” !!
    I HAVE A DREAM : FREEDOM FOR BURMA!

  4. Soriana ha detto:

    @EmergencyPT: Grazie a voi, per tutto quello che fate, per le parole che mi dite, e per l’abbraccio, che ricambio di cuore.
    @Sabri: Anch’io ho paura di cadere in luoghi comuni, perchè parlare dell’orrore è difficile. E penso anche che l’orrore non è solo in Birmania, non è solo di oggi, e forse focalizzando questa situazione si rischia di dimenticare le altre. Mi interrogo, ma non so che rispondere. Per ora continuo, come posso. Un abbraccio.

    @Patrizius: I HAVE A (BIG) DREAM: FREEDOM FOR WORD!

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