Colonna sonora

Domani una storia si chiuderà definitivamente. Sarà tutto rapido, io credo. Un giudice mi farà firmare un documento, e la scena potrebbe apparire simile a una che ho già vissuto quarantuno anni fa: anche allora un signore vestito bene, con la giacca attraversata da una fascia tricolore e un sorriso sul viso, mi fece firmare un documento, anzi, mi fece apporre la firma su un registro, mi par di ricordare. Ma ben diversi saranno l’ambientazione e il testo ( e mancheranno anche il tricolore e il sorriso): non la Sala Rossa di un antico palazzo comunale nel centro della mia città,  ma un’anonima aula di tribunale (mi vien da dire anonima, ma in realtà le aule di tribunale le ho viste, finora, solo nei film e nei telegiornali) di una città di mare. Non un impegno a prendersi cura di un’altra persona, ma la dichiarazione ufficiale di una fine, una sorta di… beh, chiamiamola liberatoria. Anche lo stato d’animo sarà diverso. So bene che quello che avverrà domani sarà solo un atto formale che renderà ufficiale una situazione già consolidata da anni, ma non potrò fare a meno di riempirmi la testa di ricordi, e, sì, anche di brani di canzoni. Le storie, soprattutto quelle amorose, hanno sempre una colonna sonora, vero? E non importa, poi, che le canzoni che la compongono siano tutte belle.

All’inizio furono queste, per esempio:
Pensieri e parole
Amor mio
Casa mia
Donna felicità

E poi Montagne verdi, l’anno dopo, che sembrava l’unica canzone trasmessa da tutte le radio, mentre si attraversava il paese, da Bologna alle Eolie, in quel tiepido inizio di primavera in cui cambiarono per me tante cose, compreso il mio stato civile.

E ancora Generale, e il Pescatore, cantate insieme agli amici, sulla terrazza in faccia al mare. Belle canzoni, estati belle, che ora, a ripensarci, mi vien da paragonare all’età dell’oro, e anche dell’innocenza, chissà perché.

E poi capitava, su richiesta, che mi mettessi a cantare in  auto una canzone che avevo imparato  nella casa di vacanza dove avevo lavorato anni prima: La notte è piena di stelle
In un altro viaggio, invece, nessuna canzone: lessi ad alta voce “Il vecchio e il mare”.

Poi, a un certo punto, la musica è finita, e son finite le parole e l’impegno, e la cura.
Ma domani mi verranno in mente quelle canzoni, e altre cose, mi verranno in mente. Non  proverò rimpianto, o nostalgia, non credo, almeno. Il senso di incredulità per la fine di una storia che credevo senza fine, mi ha già lasciato da tempo. Così come da tempo si sono rimarginate le ferite. Solo ogni tanto  le cicatrici dolgono ancora, ma poi passa, come quando, se si avvicina il maltempo, si risveglia il dolore di vecchie fratture. Proverò  solo un desolante senso di fallimento, questo sì, lo stesso che si prova per ogni progetto in cui si è tanto creduto e che non andato a buon fine.
Non mi viene in mente, però, quale potrebbe essere l’ultima canzone di questa privata colonna sonora, prima che sullo schermo appaia la parola fine. Forse, L’ultima volta… Ma no, ha già accompagnato la fine di un’altra storia, questa canzone, una storia totalmente diversa (anche le amicizie finiscono e, se sono profonde, la loro fine non è meno lacerante di quella di un’unione sentimentale).

Chissà se una stretta di mano emette suoni percepibili? Ci sono suoni, quando ci si volta le spalle e ci si allontana  per sempre una dall’altro? Il suono del silenzio, forse, e null’altro.
E così sia.

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9 risposte a Colonna sonora

  1. lucarinaldoni ha detto:

    Uomini e donne si cercano e si trovano
    ma non è neanche detto che succeda;
    dei sentimenti puoi non esser preda
    se vedi che alla fine non ti giòvano.

    Uomini e donne vanno allo sbaraglio
    nelle bizzarre lande dell’amore,
    cambiano idea e cambiano colore
    e quasi sempre prendono un abbaglio.

    Uomini e donne passano la vita
    giocherellando col proprio destino;
    testardi non si arrendono perfino
    quando l’angoscia a suicidarsi invita.

    Forse ricordi questa mia dolceamara poesiola di cui ti cito l’incipit, se non la ricordi la cosa non è grave.

    Il fatto è che alla lotteria dell’amore (che è ancora più perfida e subdola della lotteria dei rigori cantata, nel 1994, anche da Elio e le Storie Tese) ci si continua a iscrivere, si compra il biglietto emozionati e pieni di fiducia e si ritira il premio, quando c’è, molti molti anni dopo. Più spesso non si vince niente e talora si perde tutto quello che si può e perfino quello che non si credeva di avere, ma te lo ricordi quando non ce l’hai più.

    Qulche Giovane Anziano giura e spergiura agli amici (come il gagà del Monello) che ormai non distingue più una donna da un ornitorinco, ma se capita ci finirà ancora dentro con tutti i panni addosso.

    Ma io credo che, anche quando si ritira solo una sentenza di divorzio, bisogna avere il coraggio e la franchezza di dirsi che valeva la pena tentare e, magari, ne varrà ancora la pena quando meno te lo aspetti.

    E il biglietto alla fine costa poco o nulla (almeno all’atto dell’acquisto).

    Buona settimana.

    • Milvia ha detto:

      “Ma io credo che, anche quando si ritira solo una sentenza di divorzio, bisogna avere il coraggio e la franchezza di dirsi che valeva la pena tentare e, magari, ne varrà ancora la pena quando meno te lo aspetti.” Sempre ne vale la pena, Luca caro.
      La poesia me la ricordavo…

  2. maria ha detto:

    Non si può considerare fallimento qualcosa che non dipende solo da noi ma anche da altri e dalle faccende della vita che semplicemente accadono senza avere dei colpevoli;
    secondo me è più naturale per l’essere umano il cambiamento che rimanere in un rapporto per tutta la vita, il ” per sempre” del matromonio è una costruzione culturale, religiosa e sociale, non è umana 🙂
    idee che trovano riscontro dalla realtà ma che non si riescono a far veramente proprie e intime,
    comunque bello questo tuo post, leggero e profondo, giocato sulla musica del ricordo
    un abbraccio
    maria

    • Milvia ha detto:

      In effetti è andata meglio, come sensazioni, di quanto pensassi. L’aula non era poi così anonima, la giudice ha anche sorriso, eravamo tutti… mi vien da dire, rilassati. Non indifferenti, ma abbastanza sereni.

  3. pieramariachessa ha detto:

    Ciao Milvia, mi sembra che gli amici che mi hanno preceduto abbiano già detto le cose fondamentali, le cose più giuste, per questo non aggiungo altro, ti lascio solo un caro saluto e un abbraccio. A presto.
    Piera

  4. Annalisa ha detto:

    A me hai fatto venire in mente questa:

    • Annalisa ha detto:

      (e mi scuso per l’invasione, ma non credevo che WordPress avrebber caricato ‘sto po’ po’ di roba; pensavo apparisse solo il link…)

      • Milvia ha detto:

        Nessuna invasione, Annalì! Anzi ti sono grata per aver postato questa bella e triste canzone, che… eh, sì, mi ha fatto venire un po’ di magone.

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