Tu chiamale se vuoi emozioni

Sì, caro Lucio, sono senza dubbio emozioni quelle che provo sentendoti cantare di voli di aironi, di brughiere, di colline dove il sole va a dormire, di sfide…

Le emozioni occupano gran parte della nostra vita (anche se alcuni ne sembrano del tutto refrattari, ma questo è un altro discorso). Scrivere è emozionante (e spesso sublimamente faticoso), vedere un proprio libro pubblicato è emozionante (e fa anche un po’ paura), presentarlo, poi, davanti al pubblico, porta l’emozione a livelli ancora più alti (e pure la paura cresce di livello).

Poi ci sono presentazioni  particolari,  e allora l’emozione diventa inenarrabile anche solo a pensarci.  Perché ancora non ci credo che fra due giorni siederò accanto a una persona che conosco da quando ero ragazzina, che già da allora per me era un mito, e che è proprio con quella  persona  che parlerò del mio libro.

Avevo quasi quattordici anni e avevo superato gli esami di terza media. Piuttosto bene, devo dire. Il sei in matematica era ben bilanciato da un nove in italiano (il voto più alto di tutto l’istituto, ricordo) e chiesi a mia mamma, come regalo, di portarmi a Pavia: volevo conoscere il mio scrittore preferito,  con cui, da qualche mese, ero in corrispondenza (click!). E la mia mamma mi accontentò e fu uno dei più bei regali che mi potesse fare.
Chi l’avrebbe mai immaginato, in quel luminoso pomeriggio estivo, che, a distanza di quasi cinquantadue anni, mi sarei ritrovata in quella stessa città, con la stessa emozione di allora, anzi, ancora più grande, a parlare di un mio libro con lo scrittore che non ha mai cessato, per me, di essere un mito?
Ecco, perché ho scritto, prima, che ci sono presentazioni particolari. Non sarei così emozionata neanche se mi presentasse, che so, un premio Nobel della letteratura.
Perché venerdì prossimo non incontrerò solo Mino Milani, ma anche quella ragazzina che aveva tanti sogni nella testa e uno più grande di tutti: scrivere.

Con Mino Milani ci sarà anche Simona Viciani, traduttrice e grande esperta di Charles Bukowski. Sarà proprio la galleria d’arte del suo papà che ospiterà l’evento. Non conosco ancora Simona, ma dalle mail che ci siamo scambiate so già che mi piacerà molto e che sarà una perfetta interlocutrice e padrona di casa.

Venerdì 12 ottobre alle ore 17,30, Galleria d’arte 17, Piazza  Cavagneria 17, Pavia

Tu chiamale se vuoi emozioni… Sì, caro Lucio, è proprio così che le chiamo.

Altre emozioni sono comunque in arrivo. Amici romani, non prendete impegni per il 18 ottobre! Il motivo ve lo spiegherò prestissimo.

Emozioni

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7 risposte a Tu chiamale se vuoi emozioni

  1. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Di Battisti, di Lucio Battisti, meglio precisare, ho sempre preferito gli album bianchi, quelli che vedono la collaborazione con Pasquale Panella: credo siano album ancora troppo avanti nel tempo, Lucio Battisti sapeva vedere lontano, ha anticipato i tempi. Sono gli album di Battisti che più emozioni mi suscitano. Ma forse è solo una questione di gusti. In quanto ad Hank, be’, un mito intramontabile, anche se ancor oggi è un po’ snobbato dagli accademici: ma tanto a lui a quelli non se li sarebbe filati.

    E in merito a libri pubblicati, cara Milvia, devi sapere che ti sto leggendo or ora. Ho già finito di leggere l’Angelo dei bambini. Adesso attacco con gli altri racconti. Credo che in serata finirò di leggerti, per cui tienti pronta… a delle domande, non tante, non ti preoccupare. 😉

    Un forte abbraccio,

    beppe

    • Milvia ha detto:

      Dopo la graditissima sorpresa di trovare nel tuo blog un post dedicato al mio libro, ecco l’altrettanto gradita sorpresa di una tua visita, caro Giuseppe.
      Andando con ordine: al contrario di te, dipenderà dall’età molto più avanzata della tua, e anche da un gusto meno raffinato del tuo, ma ho amato più il Battisti mogoliano, rimanendo abbastanza fredda davanti alla sua collaborazione con Panella. Ma forse dovrei risentirmele, le canzoni di quella fase.
      Per quanto riguarda la pubblicazione… Giuseppe, ho cominciato a tremare, quando ho letto che hai iniziato il mio libro: so come tu sia un critico severo e inflessibile…. Aiuto! Strapazzala pure, la mia creaturina, ma non ucciderla! No, sto scherzando: giudicala pure come vuoi, anzi, se mi mostrerai tutti i suoi difetti, sarà un insegnamento, per me. Per cui mi tengo umilmente pronta, alle domande,al giudizio, alle eventuali bacchettate.
      Ricambio l’abbraccio!

      • Iannozzi Giuseppe ha detto:

        Cara Milvia, credo sia solo una questione di gusti. Gli album di Battisti-Mogol sono, a mio avviso, nettamente più classici, in alcuni casi con delle tonalità blues un po’ à la Muddy Waters, per un blues essenziale che va dritto al cuore, alle emozioni, Il Battisti degli album bianchi con Panella sono un cambiamento di rotta radicale, anche con la tradizione musicale italiana: le sonorità sono un po’ quelle degli Alan Parsons Project. In Italia gli album bianchi non hanno riscosso granché successo: il pubblico non era pronto, ancora troppo abituato alla canzone mogoliana e alla poesia cantautorale di Modugno. Sono album di rottura che, per certi versi, hanno anticipato la musica elettronica, che è poi esplosa anche in Italia ma negli anni Novanta. Battisti ha scritto gli album bianchi con due decenni di anticipo rispetto ad altri, tutto qui.

        Il tuo libro l’ho finito. Che c’è? Tremi forse? 😉 Non sono poi così cattivo, e poi i tuoi sono racconti lievi, quasi tutti radicati nella speranza: non ravviso del pessimismo, tutt’altro. Non c’è motivo per cui dovrei distruggere la tua creatura. In ogni caso nel week end dirò meglio del tuo libro, in veste di critico. Spero d’averti rassicurata almeno un po’.

        Un caro abbraccio

        beppe

  2. maria ha detto:

    Beh luogo e persone mi sembrano proprio di buon auspicio cara amica e atte ad accogliere te ed il tuo bel libro…. ce se vede ba Roma 🙂

  3. Milvia ha detto:

    Caro Giuseppe, vuol dire che riascolterò le canzoni nate dalla collaborazione Battisti-Panella con un orecchio diverso, attenta alle informazioni che mi hai dato. Ma non potrò fare a meno di emozionarmi risentendo il primo Battisti, e qui c’entrano, indubbiamente, antichi ricordi personali.
    Grazie per avermi rassicurato. Ora, l’attesa, produce meno ansia… Ne è rimasta solo un po’.
    Buon fine settimana, Giuseppe! (augurio anche interessato, questo). E grazie!

  4. Pingback: Il Corriere dei Piccoli « Luca Rinaldoni

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