2012: un anno di numeri e brutte parole

Anno 2012: l’anno del nostro scontento.
Un anno scandito da numeri e brutte parole.

Il numero dei bambini morti in Siria e in altri territori di guerra e sofferenza; il numero dei bambini uccisi da un giovane ragazzo, in una cittadina della “civile” America.
Il numero degli uomini e delle donne che in questo anno bastardo hanno perso il lavoro.
Il numero dei lavoratori licenziati e dei piccoli imprenditori che hanno visto fallire la propria azienda e che si sono suicidati.
Il numero dei carcerati che, vivendo i situazioni in cui “dignità” non è neppure più una parola, si sono, anche loro, suicidati.
Il numero delle donne uccise da maschi che non sanno accettare un rifiuto.
Il numero dei pensionati a cui è stata diminuita la già modesta pensione.
Il numero dei migranti morti in mare.
Il numero di chi è morto o si è ammalato per aver lavorato in fabbriche di veleni.
I numeri che vanno a comporre le somme rubate da  omuncoli potenti.
Il numero degli esodati, dei precari, dei cassa-integrati.
Il numero dei nuovi e vecchi poveri, che hanno  allungato come non mai le file davanti alle mense della Caritas.

E anche un anno in cui tanta gente ha dato i numeri,con affermazioni assurde: dal papa a certi suoi ministri, dai politici ai loro pennivendoli.
Un anno in cui brutte parole come crisi e crescita sono state le più pronunciate, scritte, ascoltate.
Un anno in cui belle parole, come giustizia, equità, democrazia sono state svuotate del loro significato.
Un anno di delusioni continue, e di rabbia ancora repressa (e mi vien da aggiungere purtroppo).
Un anno di lacrime e sangue, di vampiri assetati.

Un anno da dimenticare. O forse no: forse questo 2012 che se ne sta andando senza suscitare rimpianti, è un anno su cui dobbiamo continuare a meditare, come si riflette, una volta guariti,  su una malattia che ci ha colpito, per evitare di commettere gli stessi errori che ci hanno fatto ammalare. E, magari, per scegliere medici e terapie che ai primi sintomi blocchino il male.

Buona nascita, 2013!  Porta a tutti noi giorni più sereni, più sorrisi, più forza, più consapevolezza, più voglia di cambiare, più amore e rispetto e tenerezza e abbracci e giorni di vivida luce e di colori.

Buon 2013 a tutti coloro che amo, ma anche a chi non conosco. Buon 2013 a chi sempre andrà in direzione ostinata e contraria.

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Buon 2013  a tutti i bambini del mondo, che sono ricchezza e futuro. Buon 2013 alla Terra, che non venga più violata.

Canzone dei dodici mesi

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13 risposte a 2012: un anno di numeri e brutte parole

  1. Anonimo ha detto:

    UN BUON 2013 A TE DALLE TUE AMICHE RITA E GIGLIOLA

  2. Anonimo ha detto:

    Buon Anno Milvia!!

  3. alba ha detto:

    Buon anno Milvia e grazie dei numeri…

  4. lucarinaldoni ha detto:

    Come direbbe il Giletti della situazione “I numeri parlano da soli”, e non abusiamo più dei luoghi comuni (come scrisse un portiere sul portone dello stabile a lui affidato, ma alludeva al non intasare l’entrata di biciclette infangate e maleodoranti).

    Come fa capire Lucio Dalla, grande poeta naif (il Ligabue, nel senso di Antonio, della musica d’autore) nella sua “L’anno che verrà”, puoi immaginarti le più rutilanti novità per l’anno nuovo, ma il vero segreto è “Io mi sto preparando. E’ questa la novità.”.

    Fra le sette settimane d’ordinanza concesse al piccolo naviglio per navigare, dovremo decidere del nostro futuro facendo quello che per alcuni è l’unico atto di partecipazione ad una presunta democrazia.

    E’ la campagna elettorale (già largamente cominciata) più volgare e inquietante che memoria d’Italiano ricordi, con le acuminate invettive di Grillo all’insegna di un nichilismo distruttivo da una parte, e della pericolosa pretesa di mandare dei giovani dilettanti della politica più che allo sbaraglio al massacro (alcuni commentatori a lui favorevoli gli hanno consigliato di rimpolpare le liste con qualche indipendente che sappia qualcosa di politica oltre ad essere onesto e incorrotto) dall’altra, con gli insulti meno coloriti ma decisamente più perfidi di Berlusconi ai suoi rivali, da Monti “leaderino” a Fini “ministro delle fogne”, alla solita povera Rosibindi “ministro di non vi dico cosa”, con il sospetto che ci siano manovre internazionali per dirigere (se non manipolare) il voto verso un ritorno del Professor Mari & Monti (che prontezza nel dimettersi! Che disinvoltura a proporsi al coordinamento europeo dei Partiti Popolari come il successore di Berlusconi! Che abile strategia nel candidarsi come se fosse “per il bene del paese”!), con il buon Bersani che ha capito che ha più probabilità di vincere tacendo e non facendo nulla che tentando qualche mossa propagandistica (e la cosa gli riesce magistralmente), ma se dovesse perdere lo aspetta la notte dei lunghi coltelli da parte della sempre più nutrita corrente renziana, e lo sa benissimo.

    Ci vorrebbe il genio di Kafka per immaginare un boia che, presentando quattro strumenti di morte, chiede al popolo italiano, “Caro popolo, che morte ritieni la meno dolorosa?”. Ma spero di sbagliarmi. Anzi, visto che mi sbaglio sempre la precedente affermazione è una paradossale obliqua manifestazione di ottimismo.

    • milvia ha detto:

      Ci vuole il genio di Luca Rinaldoni, per dipingere un quadro così realistico.
      E comunque, farò mie le parole del genio a te così caro: “Io mi sto preparando. E’ questa la novità.”. A qualsiasi cosa io mi stia preparando.
      Buon anno, Luca!

  5. Franz ha detto:

    Il tuo quadro dei “numeracci” dell’anno bisesto e funesto che abbiamo lasciato alle spalle è completo e preciso, e anche piuttosto libero dai condizionamenti (ad esempio quando battezzi ‘crescita’ come una parolaccia…).
    Di fronte a questo quadro viene spontaneo un sospiro di sollievo nell’aver virtualmente cambiato pagina, anche se si tratta solo di una sola cifra che va ad incrementarsi, come sempre.
    Condivido anche il tuo atteggiamento positivo nel guardare a quei numeracci come all’occasione di una profonda cura da mali certamente molto più antichi come origine.
    Da parte mia sto cercando di fare uno sforzo supplementare, quello di non disprezzare il tempo che ci è stato dato anche nel 2012, e il cammino comunque percorso, nella considerazione della sua fuggevolezza: è fuggito un altro anno e lo stesso faranno questo e i prossimi. Dunque cercare di farne tesoro sarà sempre la migliore delle pratiche.
    E comunque, e tuttavia, e in barba a tutto, …un felice anno nuovo a te!

    • Milvia ha detto:

      Sono contenta che tu abbia sottolineato, fra le brutte parole che ho citato (elenco, in verità che avrebbe potuto essere molto più lungo), la parola “crescita”. In sé non è certo una parolaccia, ma è, come sai bene, l’utilizzo che se n’è fatto, a essere “cattivo”.
      Ora che è già trascorsa la prima decade di questo 2013, forse è tardi per ri-augurarti un felice anno, ma, tutto sommato, per un augurio non è mai troppo tardi. Quindi: buoni, gioiosi, luminosi nuovi orizzonti, Franz!

  6. Piera ha detto:

    Numeri terribili, un anno sconvolgente. Niente da aggiungere a ciò che hai detto così bene e con così tanta amarezza, però hai ragione, bisogna ripartire con più forza e più coraggio, dando il nostro contributo perché il 2013 ci spinga verso qualcosa di positivo.
    Condivido pienamente le parole di Fabrizio, il tuo augurio rivolto ai bambini e alla Terra, la bella canzone di F. Guccini.
    Ciao Milvia, un abbraccio.

    Piera

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